Spesso i territori più belli sono anche i più delicati e fragili, come quello situato nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, una verde vallata dell’Umbria, che nell’autunno 2016 è stata colpita da un terremoto di magnitudo superiore a 6.

La Valnerina vanta numerosi prodotti alimentari riconosciuti a livello nazionale ed internazionale fra cui la lenticchia di Castelluccio di Norcia, che proprio a causa del sisma ha rischiato di non poter essere coltivata.

Qui conosciamo la storia di Giovanni Angelini Paroli, che vive e lavora come agricoltore e imprenditore turistico nonostante il terremoto. Giovanni, 43 anni, è profondamente legato al casale Fonte Antica e alla terra che lo circonda, un luogo che racchiude ancora oggi gran parte dei ricordi di famiglia. Insieme ai fratelli Elisabetta e Paolo e alla mamma Anna, Giovanni prosegue il sogno iniziato dal papà Angelo, recuperando la vecchia casa di famiglia ristrutturata nel 2007 secondo le più avanzate norme antisismiche, e che oggi ospita turisti dall’Italia e dall’estero.

Chi è Giovanni Angelini Paroli? Ecco in breve la sua presentazione:

 

La famiglia di Giovanni conduce anche un’azienda agricola di circa 50 ettari per produrre lenticchia, farro e cicerchia. A questo sposano l’attività agrituristica con un frutteto, un orto e delle piante officinali. La storia di Giovanni ci permette di capire come si possa vivere in queste meravigliose terre, dove tante sono le difficoltà economico e sociali legate al sisma e non solo, in una terra famosa in tutto il mondo per il suo fascino. I terreni attorno a Castelluccio sono sassosi, con alta concentrazione di fosforo e bassa disponibilità di potassio, caratteristiche che rendono la lenticchia IGP ricca di proteine e ferro.

Dopo la preparazione dei terreni e la semina in primavera, la coltura non ha bisogno di molte cure. L’altitudine della piana la protegge infatti da parassiti e funghi e la presenza di infestanti non danneggia le colture, anzi, ha fatto la fortuna turistica dell’area per la famosa fioritura, che non è dovuta ai piccoli fiori bianchi della leguminosa ma all’esplosione di colori delle altre piante: dal fiordaliso al papavero alla colza selvatica.

 

La puntata integrale con la storia di Giovanni Angelini Paroli qui sotto:

La storia di questa lenticchia è antichissima: si tratta di un legume coltivato da sempre sui piani carsici di Castelluccio ad un’altezza di circa 1.500 metri e grazie alle condizioni climatiche piuttosto rigide in cui nasce, è l’unico che non ha bisogno di essere trattato per la conservazione perché non è attaccata dal tonchio, insetto le cui larve si nutrono dei legumi. Possiede delle notevoli qualità nutritive: tutte le sue proteine, vitamine, fibre e sali minerali a rendono ottima per chi necessita di una dieta ricca di ferro, potassio e fosforo, povera di grassi e molto nutritiva. Un’altra caratteristica importante della lenticchia di Castelluccio è la buccia sottile e tenera che consente direttamente la cottura senza ammollo, riducendo notevolmente tempi di preparazione. Vediamo una ricetta tipica preparata da Elisabetta, sorella di Giovanni e chef dell’agriturismo: